Via D’Amelio, intervista a Rita Borsellino

Manifesti, pensieri sui bigliettini appesi all’albero, poesie e canzoni, sorrisi e rabbia. Giovani, anziani, bambini. E’ anche una festa. La festa dello zio Paolo.

Rita Borsellino abita lì, in via D’Amelio. Il minaccioso Castello Utveggio, da dove forse è stato premuto il pulsante del telecomando che ha fatto esplodere l’autobomba, lei lo vede ogni giorno dalla sua camera da letto. Un castello rosa, un tempo protagonista di storie fantastiche raccontate alle nipoti, oggi diventato uno dei simboli più inquietanti della strage in cui persero la vita il fratello Paolo e i ragazzi della sua scorta.
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Scrivi la tua frase su un pezzo di stoffa

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17, 18 e 19 luglio 2010. Tre giorni nel ricordo di Paolo Borsellino e dei ragazzi della scorta, morti nel ’92 nella strage di via D’amelio. Per non dimenticare, ma anche per difendere quel luogo dall’ipocrisia di certe visite ufficiali da parte di persone che, come dice Salvatore Borsellino, “vengono in via D’Amelio solo per accertarsi che mio fratello sia davvero morto”.

Chi avrà la possibilità di recarsi a Palermo in quei giorni, ascolterà delle cose che raramente si sentono in tv, rendendosi conto che questa non è stata soltanto una strage di mafia, ma un’inquietante strage di Stato.
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Castelvetrano e la sua antimafia, il video

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Cos’è una manifestazione?
“Manifestare” può voler dire, in primo luogo, far conoscere qualcosa a tutti. Un po’ come in psicologia, quando la possibilità di guarire si lega a ciò che da latente diventa manifesto.

Marciare per le vie di Castelvetrano in nome della legalità e nel ricordo di Falcone, ha una forza simbolica molto alta, visto che si tratta della patria del superboss latitante Matteo Messina Denaro. A chi osserva dall’esterno (e non solo) viene spontaneo chiedersi, in un’occasione come questa, come si sia posta la città nei confronti di chi invece incarna i massimi disvalori dell’illegalità, avendo potuto peraltro contare su una fitta rete di fiancheggiatori pronti a tutto pur di proteggerlo.

Viene naturale chiedersi perché Messina Denaro riesca ad essere latitante anche negli striscioni di un corteo o nei microfoni di un palco.
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Il Sindaco Pompeo contro i giornalisti



A Casal di Principe fanno un’ottima mozzarella di bufala che viene esportata anche all’estero, ma si fa ancora fatica ad immaginare i casalesi come esperti produttori caseari.

Allo stesso modo, è difficile identificare Castelvetrano con l’olio della Nocellara del Belice, soprattutto quando il relativo mercato (e non solo quello) viene controllato dalla mafia. È in questo contesto che si inserisce la querelle tra il sindaco Pompeo e il giornalista Rino Giacalone del quotidiano La Sicilia.

Tutto comincia da un furgone in giro per Castelvetrano con una scritta di dubbio gusto accompagnata da un teschio: “cu voli mali a Mattè avi la morti d’arrè” (chi vuole male a Matteo ha la morte dietro).
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Antonio Ingroia e le intercettazioni

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“Ciascuno di noi deve diventare motore di informazione nei confronti dei cittadini”
(Antonio Ingroia ai microfoni di 500firme)

Sparisce il Sisde dalle ultime interviste di Vaccarino



Niente esche, trappole o servizi segreti nelle ultime interviste rilasciate da Tonino Vaccarino a Filippo Siragusa e Anna Migliorati. Il primo scrive sul Giornale di Sicilia ed è portavoce del presidente della Provincia Mimmo Turano, la seconda collabora con Radio 24.

Ad Anna Migliorati Vaccarino spiega così la natura della corrispondenza (attraverso i cosiddetti “pizzini”) avuta col superboss Matteo Messina Denaro: “Con me ha intrattenuto rapporti epistolari basati soltanto su discussioni filosofiche e religiose, su quello che io reputo essere un bisogno da parte dell’uomo. Il bisogno della fede, che lui dice di non avere ma che proprio per questo manifesti il bisogno di averla”.

Vaccarino lascia quindi intendere che l’obiettivo era quello di convincerlo a costituirsi, ma non entra nel merito dell’ingaggio da parte del Sisde, né parla del progetto di creazione di un’area di servizio presso il parcheggio “Costa Gaia” dell’autostrada A/29, come esca per la cattura del boss.
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“Berlusconi è il passato”

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berlusconi

Ecco un articolo dal diffusissimo settimanale tedesco Der Spiegel. E’ il numero 14 del 2010, la seconda settimana di aprile e riporta una breve intervista a Beppe Grillo.

“Berlusconi ist Vergangenheit” (Berlusconi è il passato)

Spiegel: Signor Grillo, Berlusconi ha vinto le elezioni regionali. Come è potuto accadere, nonostante i suoi ultimi scandali?
Silvio Berlusconi non ha vinto. E’ lui il grande sconfitto di queste elezioni, nonostante domini tutti i media in Italia ha fatto solo il 27%, cioè un 20% in meno rispetto alle nazionali del 2008. → Continue

Intervista a Gabriele, il giovane aggredito “in nome del padrino”

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Gabriele De Biase, studente universitario di 20 anni, portavoce dei Giovani Comunisti di Castelvetrano, il 27 febbraio scorso è stato aggredito nella centralissima Piazza Matteotti da un gruppo di ragazzi, mentre era impegnato in una raccolta firme.
Cosa sia successo di preciso, ce lo racconta lui stesso in un’intervista concessaci tre giorni dopo l’aggressione.

“Eravamo io e altre due compagne, impegnati in questa raccolta firme, quando si sono presentati quattro ragazzi. Due di loro indossavano una maglietta con su scritto “il padrino” e credo anche qualcosa come “baciamo le mani”.
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