Fuoco su terreni confiscati, sara’ un caso, ma la sottovalutazione impera

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La stagione degli incendi non risparmia nessuno. E’ successo pochi giorni addietro quando un rogo doloso ha quasi inghiottito la montagna di Erice, arrivando con le sue lingue di fuoco a sfiorare il borgo medievale. Si è ripetuto ancora di recente, tra lunedì e martedì, stavolta il fuoco ha invaso un terreno confiscato alla mafia, che è stato attraversato dalle fiamme, distrutto da un rogo doloso.

Non è la prima volta che accade e che succede a Castelvetrano, ancora una volta nessuno sa nulla. Per primi si sono detti ignari di ogni cosa i tre arrestati nella giornata di martedì mattina dai carabinieri, sul luogo del misfatto. A parte il circuito investigativo, la notizia scorre sotto silenzio, cosa che fa crescere ancora di più lo sgomento dei soci di «Libera» che si preparano a fare un documento, ma intanto, prima di mettere mano a carta e penna debbono occuparsi di quel terreno finito in cenere e che all’associazione da poche settimane era stato affidato in gestione. Sono in corso le procedure per affidarlo ad una cooperativa, sull’esempio dell’uso di altri terreni confiscati. L’incendio rischia di mettere tutto in discussione.
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Replica al Sindaco Pompeo sulla “bufala” del furgone bianco

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Il sindaco di Castelvetrano dott. Gianni Pompeo non si sottrae al tiro a bersaglio contro i cronisti che si occupano di mafia. Lo fa con un comunicato diffuso nella giornata del 19 aprile dove rivendica il diritto a protestare per avere visto la sua città messa sotto accusa dai giornalisti, segnatamente da un articolo a mia firma, dice lui in modo gratuito nel nome di Messina Denaro.

La realtà dei fatti è diversa. Nessuna città è messa sotto accusa dai giornalisti, e la mia persona invece si, e davvero in maniera gratuita e offensiva quando si definisce una bufala il contenuto dell’articolo che lo ha fatto andare su di giri però in maniera eccessiva ed esagerata. Così come i giornalisti esercitano il diritto di cronaca, e nel caso specifico non c’è nessuno che può sostenere il contrario, altrettanto il sindaco Pompeo ha il legittimo diritto a dire come la pensa e di difendere la città quando la ritiene ingiustamente vilipesa. Quando però questo avviene. Perchè in quell’articolo nessuna delle cose da lui sostenuta è riscontrabile e non si tratta di “bufale”.
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Ecco come si comunica all’esterno nonostante il 41 bis

Giuseppe Grigoli
Il carcere duro, il regime del 41 bis applicato ai detenuti per mafia, continua a dimostrarsi vulnerabile. Un colabrodo.

Lo testimoniano tante vicende, anche recentissime, attuali, come quella che ha per protagonista Giuseppe Grigoli il «re» dei centri commerciali, il patron del marchio Despar della Sicilia occidentale, in cella dalla fine del 2007, accusato di associazione mafiosa. Grigoli nonostante il carcere duro applicato è riuscito a «parlare» con l’esterno

Leggi l’articolo di Rino Giacalone su AntimafiaDuemila → Continue

Il mistero del furgone bianco a Castelvetrano

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È un giallo la storia dell’avvistamento di un furgone bianco fermo, qualche giorno fa, in una traversa del centro storico di Castelvetrano, dietro il quale vi era scritto.

“Cu voli mali a mattè avi la morte d’arrè”, che tradotto manda un messaggio lugubre: «Chi vuole male a Matteo – chiaro il riferimento al latitante Matteo Messina Denaro – ha la morte dietro». Il messaggio era accompagnato dall’immagine di un teschio.
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Pizzolungo 25 anni dopo, cercando giustizia e riscatto sociale

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Quanti ricordano quel botto? Pochi rispetto ai tanti che dovrebbero farlo. Pizzolungo, 2 aprile 1985.

Una strage forse mai adeguatamente ricordata, per essere discussa, per diventare oggetto di analisi come spesso accade per tante altre cose. Sono trascorsi 25 anni e il sacrificio di Barbara Rizzo e dei suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta di sei anni, si dibatte ancora in quella ingiustizia cui si legge nella stele che un anno dopo la strage Nunzio Asta, marito e papà delle vittime, fece collocare a Pizzolungo sulla curva dove c’era quell’autobomba destinata al giudice Palermo, «salvato» da quella famiglia che era in auto e occupò l’intero spazio dell’esplosione, venendo così dilaniata. Nunzio Asta è morto qualche anno addietro, è rimasta Margherita, oggi trentacinquenne è coordinatrice provinciale di Libera.
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Matteo Messina Denaro “camuffato” in giro per Castelvetrano

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Risvolti sorprendenti emergono dalle indagini dell’operazione Golem 2 che ha condotto una settimana addietro al fermo di 18 persone da parte della Polizia su ordine della Procura antimafia di Palermo.

E confermando un quadro già emerso si scopre che nella latitanza del capo mafia belicino Matteo Messina Denaro, 48 anni, latitante da 17, un ruolo fondamentale ha svolto l’imprenditore Giuseppe Grigoli, il “re” dei supermercati in Sicilia Occidentale.

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A Castelvetrano nel 1950 la prima trattativa tra Stato e Mafia

Tra storia e leggenda dei patti tra Stato e mafia, è qui in questo luogo che se ne consumò certamente uno, il primo del dopoguerra.

Il bandito di Montelepre Salvatore Giuliano è in questo cortile che venne trovato morto, ucciso, raccontarono ai cronisti dell’epoca, al termine di un conflitto a fuoco con i carabinieri.

Sparatoria inesistente. Giornalisti e fotografi videro il corpo di Giuliano steso a terra, torace e volto in giù, era insanguinata la canottiera, il temibile bandito non faceva più male a nessuno, lo Stato si presentava vittorioso. Ma era stata la mafia a «vendere» il bandito.
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Rifiuti tossici: due navi affondate vicino Trapani ed il patto mafioso

rifiuti tossici in mare

C’è una voce che gira e vuole restare «anonima» al porto di Trapani, «anonima» perchè riferisce di vicende non tanto scomode quanto «radioattive». Questa voce racconta di una nave che vent’anni addietro arrivò qui a Trapani a caricare marmo, ma partì con la stiva in parte vuota, o almeno così pareva fosse.

Circostanza strana perchè caricare una stiva di una nave in parte significa mettere a rischio la stessa capacità di galleggiamento durante la navigazione, sopratutto se si porta del marmo come succedeva in quel caso.
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