28-07-2010 | Autore. Gaetano Pecoraro

Si tratta di Roberto Lagalla dell’università di Palermo. Resterà in sella fino al 2013, anno delle prossime politiche in cui si candiderà per il Pdl
I tre anni del mandato, previsti dallo Statuto, non bastavano.
Per il Rettore dell’Università di Palermo, ce ne vogliono cinque. La ragione è semplice: cinque anni è il tempo “sufficientemente lungo – afferma il Magnifico – per l’attuazione del programma e per prevenire il consolidamento di situazioni sclerotizzate”. In realtà, per Lagalla due anni in più è un tempo “sufficientemente lungo” per restare nella sua poltrona di Rettore sino alle elezioni politiche del 2013. Pare infatti che il ministro della Giustizia Angelino Alfano gli abbia promesso un futuro prestigioso nel Pdl. Del resto, uomo fedele del Guardasigilli, il Rettore dell’Ateneo palermitano ha da sempre manifestato velleità politiche.
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27-07-2010 | Autore. Adnkronos

Il boss latitante Matteo Messina Denaro, capo indiscusso di Cosa nostra, lo scorso maggio avrebbe assistito alla partita Palermo-Sampdoria, comodamente seduto sugli spalti dello stadio Renzo Barbera.
Secondo quanto scrive oggi il quotidiano ‘La Repubblica’ il boss di Castelvetrano era in citta’ per partecipare a un summit di mafia, durante il quale si sarebbe parlato delle nuove strategie di Cosa nostra. A raccontare il retroscena ai carabinieri del Ros sarebbe stata la stessa fonte che ha lanciato l’allarme sul pericolo di nuovi attentati a Palermo contro la Squadra mobile e il Palazzo di giustizia.
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26-07-2010 | Autore. Egidio Morici

Manifesti, pensieri sui bigliettini appesi all’albero, poesie e canzoni, sorrisi e rabbia. Giovani, anziani, bambini. E’ anche una festa. La festa dello zio Paolo.
Rita Borsellino abita lì, in via D’Amelio. Il minaccioso Castello Utveggio, da dove forse è stato premuto il pulsante del telecomando che ha fatto esplodere l’autobomba, lei lo vede ogni giorno dalla sua camera da letto. Un castello rosa, un tempo protagonista di storie fantastiche raccontate alle nipoti, oggi diventato uno dei simboli più inquietanti della strage in cui persero la vita il fratello Paolo e i ragazzi della sua scorta.
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25-07-2010 | Autore. ANSA

Agenti della squadra mobile di Trapani, nell’ambito di due distinte operazioni di polizia, hanno arrestato Antonio Titone, 43 anni, e Roberto Biondo, di 44, entrambi sorpresi in flagranza del reato di usura commesso estinguere debiti da gioco di azzardo.
L’indagine è stata avviata a seguito di vari esposti pervenuti alla mobile da parte di familiari di accaniti giocatori d’azzardo finiti nelle mani degli strozzini. La polizia ha accertato che una delle vittime soffriva di una dipendenza da gioco d’azzardo, tanto da essere stata costretta a iniziare un programma di recupero.
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23-07-2010 | Autore. Flavio Leone

Correva l’anno 1976. Nel bel mezzo di una notte fredda e piovosa del 27 gennaio un piccolo commando fece irruzione nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina, in provincia di Trapani. Due militari, Carmine Apuzzo ed il castelvetranese Salvatore Falcetta furono uccisi barbaramente nelle loro stanze. Il primo fu crivellato di colpi mentre dormiva, il secondo, svegliatosi a causa del rumore improvviso, non ebbe il tempo di impugnare la sua pistola.
Lo scorso 19 marzo, il tribunale di sorveglianza di Firenze ha concesso la libertà condizionata all’alcamese Giuseppe Gulotta, condannato all’ergastolo per la strage della casermetta, dinanzi ai giudici della Corte d’assise di Reggio Calabria, è infatti iniziato il processo di revisione.
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22-07-2010 | Autore. Rino Giacalone

La stagione degli incendi non risparmia nessuno. E’ successo pochi giorni addietro quando un rogo doloso ha quasi inghiottito la montagna di Erice, arrivando con le sue lingue di fuoco a sfiorare il borgo medievale. Si è ripetuto ancora di recente, tra lunedì e martedì, stavolta il fuoco ha invaso un terreno confiscato alla mafia, che è stato attraversato dalle fiamme, distrutto da un rogo doloso.
Non è la prima volta che accade e che succede a Castelvetrano, ancora una volta nessuno sa nulla. Per primi si sono detti ignari di ogni cosa i tre arrestati nella giornata di martedì mattina dai carabinieri, sul luogo del misfatto. A parte il circuito investigativo, la notizia scorre sotto silenzio, cosa che fa crescere ancora di più lo sgomento dei soci di «Libera» che si preparano a fare un documento, ma intanto, prima di mettere mano a carta e penna debbono occuparsi di quel terreno finito in cenere e che all’associazione da poche settimane era stato affidato in gestione. Sono in corso le procedure per affidarlo ad una cooperativa, sull’esempio dell’uso di altri terreni confiscati. L’incendio rischia di mettere tutto in discussione.
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21-07-2010 | Autore. ANSA

Mario Bignone, il capo della Catturandi della Squadra mobile di Palermo morto stamattina, era «un grande professionista», soprattutto «un grande uomo, che ha condotto con coraggio e passione l’azione antimafia e ha vissuto con dignità e forza la malattia», operando fino all’ultimo «con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione del primo».
Così il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ricorda il vicequestore, a capo di quel gruppo di uomini che ha preso tra gli altri Bernardo Provenzano e i fratelli Lopiccolo. «I risultati conseguiti dalla Catturandi della Squadra mobile di Palermo sotto la sua guida – dice infatti Manganelli – sono stati straordinari. Il Paese deve essergliene grato». Manganelli, a nome di tutta la Polizia, lo ricorda «con grande affetto ed emozione». «Continueremo ad operare, anche in suo nome – conclude il capo della Polizia – per il bene del Paese, e gli promettiamo di conseguire quegli ulteriori risultati che con lui ci eravamo proposti».
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13-07-2010 | Autore. Egidio Morici

17, 18 e 19 luglio 2010. Tre giorni nel ricordo di Paolo Borsellino e dei ragazzi della scorta, morti nel ’92 nella strage di via D’amelio. Per non dimenticare, ma anche per difendere quel luogo dall’ipocrisia di certe visite ufficiali da parte di persone che, come dice Salvatore Borsellino, “vengono in via D’Amelio solo per accertarsi che mio fratello sia davvero morto”.
Chi avrà la possibilità di recarsi a Palermo in quei giorni, ascolterà delle cose che raramente si sentono in tv, rendendosi conto che questa non è stata soltanto una strage di mafia, ma un’inquietante strage di Stato.
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