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	<title>// Castelvetrano Selinunte // Scoprirla &#38; Viverla // Hotel selinunte &#187; Mafia</title>
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	<description>Portale Informativo turistico-culturale sul territorio di Castelvetrano Selinunte - Sicilia - Articoli - Strutture Turistiche - Aziende - Forum - Blog - Nocellara del Belice - Pane Nero</description>
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		<title>Impresa castelvetranese sotto sequestro per traffico internazionale di rifiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 10:48:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
La capitaneria di Porto di Palermo ha scoperto un traffico internazionale di rifiuti. Sono tredici le società finite sotto inchiesta, di cui tre siciliane. I titolari sono stati denunciati per violazione delle misure straordinarie per fronteggiare l&#8217;emergenza rifiuti in Campania e Sicilia contenute nel decreto legge del 6 novembre 2008. 
Sotto sequestro sono finiti tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/impresa-castelvetranese-sotto-sequestro-per-traffico-internazionale-di-rifiuti/6257/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/autodemolizione-castelvetrano.jpg" alt="" title="autodemolizione castelvetrano" width="500" height="142" /></a></p>
<p>La capitaneria di Porto di Palermo ha scoperto un <strong>traffico internazionale di rifiuti</strong>. Sono tredici le società finite sotto inchiesta, di cui tre siciliane. I titolari sono stati denunciati per violazione delle misure straordinarie per fronteggiare l&#8217;emergenza rifiuti in Campania e Sicilia contenute nel decreto legge del 6 novembre 2008. </p>
<p>Sotto sequestro sono finiti tre impianti per la demolizione di automobili di proprietà della ditta Mps con sede in via Michelangelo a Palermo, della <strong>Autodemolizioni Castelvetrano</strong> nell&#8217;omonimo paese, e della Demolfer 4 di Marsala. Ed ancora, sono stati sequestrati dieci mezzi pesanti (7 semirimorchi, 2 motrici e un autocarro) e oltre duecento mila chili di rifiuti speciali, tra rottami meccanici, materiali ferrosi e olii esausti. <strong>L&#8217;operazione ha preso il via nel marzo scorso</strong> con il sequestro, nel Porto di Palermo, di due semirimorchi carichi di carcasse di macchine.<br />
<span id="more-6257"></span><br />
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<p>La Procura aprì un&#8217;inchiesta e delegò per le <strong>indagini il Nucleo speciale</strong> di intervento della Capitaneria di porto e il Nopa dei vigili urbani. Quella scoperta dagli investigatori sarebbe un&#8217;organizzazione radicata sul territorio che poteva contare sull&#8217;appoggio di società di demolizioni, autotrasportatori, spedizionieri, armatori, faccendieri e centri di smaltimento rifiuti a Catania, Arese, in provincia di Milano, e Roma. Indagini sono ancora in corso per capire dove realmente finissero i rifiuti e se ci sia dietro la regia dei boss mafiosi. Nei mesi scorsi sono stati sequestrati un container nel porto di Trapani, pieno di macchine demolite, con destinazione Porto Said in Egitto, e una nave, la Cristin, partita da Augusta e bloccata nel porto di Venezia con <strong>15 mila tonnellate di rifiuti ferrosi a bordo</strong>. </p>
<p>&#8220;Non possiamo escludere che ci sia la criminalità mafiosa dietro il traffico di rifiuti che abbiamo scoperto&#8221;. Lo ha detto il <strong>procuratore aggiunto di Palermo Antonino Gatto</strong> a margine della conferenza stampa alla Capitaneria di Porto.<br />
&#8220;L&#8217;organizzazione potrebbe anche essersi mossa &#8211; ha aggiunto &#8211; con il benestare di Cosa nostra. Abbiamo qualche segnale in tal senso che va verificato. Se ci sia Matteo Messina Denaro dietro lo smaltimento illecito dei rifiuti a Castelvetrano? Al momento diciamo che non ci sono elementi per affermarlo, ma continuano ad indagare&#8221;. Il riferimento sarebbe alle &#8220;fonti confidenziali&#8221;, così vengono definite dagli investigatori, che avrebbe contribuito all&#8217;indagine e secondo cui i boss potrebbero avere utilizzato il business dei rifiuti speciali per riciclare denaro sporco.    </p>
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<strong><br />
L&#8217;ammiraglio Domenico Passaro</strong>, comandante della Capitaneria di Poto di Palermo, ha sottolineato, invece, il &#8220;ruolo strategico del Nucleo speciale di intervento, la cui creazione é stata espressamente richiesta dalle Procure della  Repubblica per potere contare su personale specializzato&#8221;. E sulla grande professionalità del Nope, il nucleo di tutela protezione ambientale dei vigili urbani, si è soffermato anche Serafino Di Peri, comandante della polizia municipale di Palermo: &#8220;Il nostro è stato il primo nucleo organizzato in Italia e oggi mettiamo il nostro lavoro al servizio di tutti. Quando le forze dell&#8217;ordine collaborano tra di loro si raggiungo importanti risultati&#8221;. </p>
<p>fonte. <strong>gds.it</strong></p>
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		<title>Il Rettore di Palermo e la legge ad personam per prolungare il mandato</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 07:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Altre Fonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Studio & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Lagalla]]></category>
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Si tratta di Roberto Lagalla dell&#8217;università di Palermo. Resterà in sella fino al 2013, anno delle prossime politiche in cui si candiderà per il Pdl
I tre anni del mandato, previsti dallo Statuto, non bastavano. 
Per il Rettore dell’Università di Palermo, ce ne vogliono cinque. La ragione è semplice: cinque anni è il tempo “sufficientemente lungo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/il-rettore-di-palermo-e-la-legge-ad-personam-per-prolungare-il-mandato/6087/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/Roberto_Lagalla.jpg" alt="" title="Roberto Lagalla" width="460" height="148"  /></a></p>
<p>Si tratta di <strong>Roberto Lagalla</strong> dell&#8217;università di Palermo. Resterà in sella fino al 2013, anno delle prossime politiche in cui si candiderà per il Pdl<br />
I tre anni del mandato, previsti dallo Statuto, non bastavano. </p>
<p>Per il Rettore dell’Università di Palermo, ce ne vogliono cinque. <strong>La ragione è semplice</strong>: cinque anni è il tempo “sufficientemente lungo – afferma il Magnifico – per l’attuazione del programma e per prevenire il consolidamento di situazioni sclerotizzate”. In realtà, per Lagalla due anni in più è un tempo “sufficientemente lungo” per restare nella sua poltrona di Rettore sino alle <strong>elezioni politiche del 2013</strong>. Pare infatti che il ministro della Giustizia Angelino Alfano gli abbia promesso un futuro prestigioso nel Pdl. Del resto, uomo fedele del Guardasigilli, il Rettore dell’Ateneo palermitano ha da sempre manifestato velleità politiche.<br />
<span id="more-6087"></span><br />
<strong>Da ex assessore alla Sanità della Giunta Cuffaro</strong>, nel 2007 lascerà un buco spaventoso, certificato dalla Corte dei Conti. Poi l’anno successivo vincerà con un vero e proprio plebiscito la corsa per la carica di Rettore. E a distanza di due anni dal suo insediamento a Palazzo Steri, ex sede del Tribunale dell’Inquisizione del Santo Uffizio, oggi edificio dell’Ateneo, ecco arrivare il prolungamento del mandato. La legge ad rectorem, presentata il 4 marzo 2010 e votata a maggioranza dal senato accademico, oltre all’allungamento dell’incarico per il Rettore, prevede il prolungamento del mandato per i Presidi in carica e il congelamento, fino al 30 giugno 2011, “di tutti gli altri responsabili di strutture e articolazioni accademiche”. Con l’ok del Ministro dell’Istruzione, <strong>Mariastella Gelmini</strong>, la legge ad rectorem diventerà legge dell’ateneo.</p>
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<p>Lagalla non è il primo a prolungarsi il mandato, ma ha chiesto più tempo. A Messina, il Rettore Francesco Tomasello , ha infatti già chiesto e ottenuto una proroga degli incarichi, per sé e i presidi di Facoltà, con le stesse motivazioni. Ma se a Messina, per completare “ la realizzazione del progetto di rimodulazione della governance” bastava un anno, a Palermo ce ne vogliono due.</p>
<p><strong>“Fuori i parenti dall’Ateneo”</strong>, disse Lagalla appena insediato. L’Università del capoluogo siciliano, infatti, è nota alle cronache come centro di una “cupola di clan accademici” che da decenni, di padre in figlio, si spartiscono il sapere. Qui comandano cento famiglie: i Cannizzaro con altre 23 famiglie a medicina; i Galasso con altre 9 famiglie a giurisprudenza; i Milone ad architettura; i Tudisca con altre 10 famiglie ad Agraria, la facoltà più piena di mogli e figli (su 129 docenti, 23 sono parenti). Ma questo è solo un accenno. Basta sfogliare l’annuario accademico per rilevare i casi di nepotismo, con in testa la facoltà di Medicina. Una situazione così insostenibile che anche il neo Rettore non potè non notarla. All’inizio del suo mandato (2008), ai giornalisti che lo incalzavano sul tema parentopoli, Lagalla promise: “Entro sei mesi anche l’Università di Palermo avrà il suo Codice Etico”. Di mesi ne son passati 24 e che fine ha fatto il codice etico? Dopo due anni nella proposta di modifica dello Statuto si annuncia solo“l’adozione (in corso) del codice e la previsione di più aggiornati ed evoluti istituti di garanzia”. Se il Rettore di Palermo in 24 mesi non è riuscito a dotare l’Ateneo di un provvedimento antinepotismo, è riuscito però a cambiare l’intero Statuto per allungare la durata della sua carica. Cose italiane.</p>
<p><strong>E che dire dei concorsi?</strong> Scommettere sul nome del vincitore è quasi la norma: il nome dell’idoneo è deciso in anticipo dalla Facoltà nel momento in cui “chiede” il posto. Tutto il resto (pubblicazione del bando in gazzetta ufficiale, elezione dei commissari, loro convocazione nella sede con relativa ospitalità in albergo, prove scritte e orali) è un’inutile messa in scena. Sono emblematici i casi di Rosita Lo Baido, moglie del proprietario del Giornale di Sicilia Antonio Ardizzone, che da semplice psichiatra ospedaliero presso il Policlinico di Palermo, sei anni fa ha fatto il grande salto diventando in un sol colpo professore associato. E della moglie dell’ex presidente della Regione Cuffaro. Giacoma Chirielli, radiologa, è riuscita a trovare un posto più adeguato, data la “disgrazia” in cui è caduta tutta la famiglia negli ultimi anni. Per lei poteva andar bene solo un posto da ricercatrice. Così un mese fa la dipendente del Policlinico è tornata a fare esami, grazie a un concorso, dove sarebbe stata unica candidata.<br />
<strong><br />
“Fuori i partiti dall’Università”, prometteva Lagalla</strong>. Tranne uno: il Partito Dell’Amore. Uno di quelli che grazie al nuovo statuto si vedrà prolungato l’incarico è Adelfio Elio Cardinale, Preside della Facoltà di Medicina dal 2001, e opinionista del Giornale di Sicilia. Adelfio Elio Cardinale è uomo di Schifani, già nominato dal Pdl Presidente del Cerisdi (Centro ricerche e studi direzionali), con sede al castello Utveggio. La moglie di Cardinale, invece, è la dottoressa Anna Maria Palma, già procuratore aggiunto di Palermo e oggi capo di gabinetto del Presidente del Senato Renato Schifani. All’area di Schifani appartiene anche il direttore amministrativo dell’Università Antonio Valenti e il nuovo direttore generale del Policlinico – che è azienda ospedaliera dell’università – Mario La Rocca, ingegnere, ex capo della segreteria tecnica dell’assessorato regionale ai Lavori pubblici. Insomma Lagalla ha consegnato alla politica l’intero Ateneo, Policlinico compreso.</p>
<p><strong>Gaetano Pecoraro</strong><br />
per Il Fatto Quotidiano</p>
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		<title>Matteo Messina Denaro allo stadio per vedere Palermo-Sampdoria</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 09:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Altre Fonti</dc:creator>
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Il boss latitante Matteo Messina Denaro, capo indiscusso di Cosa nostra, lo scorso maggio avrebbe assistito alla partita Palermo-Sampdoria, comodamente seduto sugli spalti dello stadio Renzo Barbera. 
Secondo quanto scrive oggi il quotidiano &#8216;La Repubblica&#8217; il boss di Castelvetrano era in citta&#8217; per partecipare a un summit di mafia, durante il quale si sarebbe parlato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/matteo-messina-denaro-allo-stadio-per-vedere-palermo-sampdoria/6072/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/palermo-sampdoria-messina-denaro.jpg" alt="" title="palermo sampdoria messina denaro" width="460" height="129" /></a></p>
<p>Il boss latitante <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, capo indiscusso di Cosa nostra, lo scorso maggio avrebbe assistito alla <strong>partita Palermo-Sampdoria</strong>, comodamente seduto sugli spalti dello stadio Renzo Barbera. </p>
<p>Secondo quanto scrive oggi il quotidiano &#8216;La Repubblica&#8217; il boss di Castelvetrano era in citta&#8217; per partecipare a un summit di mafia, durante il quale si sarebbe parlato delle nuove strategie di Cosa nostra. A raccontare il retroscena ai carabinieri del Ros sarebbe stata la stessa fonte che ha lanciato l&#8217;allarme sul <strong>pericolo di nuovi attentati a Palermo</strong> contro la Squadra mobile e il Palazzo di giustizia.<br />
<span id="more-6072"></span></p>
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<p>Durante l&#8217;incontro allo stadio si sarebbe parlato proprio del ritorno alla strategia delle bombe, un&#8217;ipotesi a cui Messina Denaro si sarebbe detto contrario. Ma davanti ai &#8216;no&#8217; del superlatitante i boss palermitani emergenti avrebbe replicato: <strong>&#8216;Dovremmo fare due attentati in ogni provincia&#8217;.</strong></p>
<p>Le indicazioni raccolte in carcere sono adesso al vaglio dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia e del procuratore aggiunto, Antonio Ingroia, che dovranno valutare l&#8217;attendibilita&#8217; della fonte e cercare riscontri al racconto.</p>
<p><strong>(Adnkronos) </strong></p>
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		<title>Via D&#8217;Amelio, intervista a Rita Borsellino</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 00:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Egidio Morici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[
Manifesti, pensieri sui bigliettini appesi all&#8217;albero, poesie e canzoni, sorrisi e rabbia. Giovani, anziani, bambini. E&#8217; anche una festa. La festa dello zio Paolo.
Rita Borsellino abita lì, in via D&#8217;Amelio. Il minaccioso Castello Utveggio, da dove forse è stato premuto il pulsante del telecomando che ha fatto esplodere l&#8217;autobomba, lei lo vede ogni giorno dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/via-damelio-intervista-a-rita-borsellino/6054/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/via-damelio.jpg" alt="" title="via d&#039;amelio" width="460" height="149" /></a></p>
<p>Manifesti, pensieri sui bigliettini appesi all&#8217;albero, poesie e canzoni, sorrisi e rabbia. Giovani, anziani, bambini. <strong>E&#8217; anche una festa. La festa dello zio Paolo.</strong></p>
<p><strong>Rita Borsellino abita lì, in via D&#8217;Amelio.</strong> Il minaccioso Castello Utveggio, da dove forse è stato premuto il pulsante del telecomando che ha fatto esplodere l&#8217;autobomba, lei lo vede ogni giorno dalla sua camera da letto. Un castello rosa, un tempo protagonista di storie fantastiche raccontate alle nipoti, oggi diventato uno dei simboli più inquietanti della strage in cui persero la vita il fratello Paolo e i ragazzi della sua scorta.<br />
<span id="more-6054"></span></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/G1PI3aql0HI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/G1PI3aql0HI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object> </p>
<p>&#8220;Abbiamo avuto tante bugie che sembravano verità &#8211; dice Rita Borsellino &#8211; Oggi ci sono delle verità che qualcuno preferirebbe fossero bugie&#8221;.</p>
<p><strong>Una rabbia costruttiva</strong>, espressa con la pacatezza di chi, rifiutando la solita guerra di cifre sul numero dei manifestanti, guarda alle persone. Anche a quelle che non manifestano, che si trovano nelle loro case con le loro famiglie e che &#8220;hanno il diritto, dopo diciotto anni, di vivere questa giornata come meglio credono&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ci siamo o non ci siamo &#8211; ha aggiunto la Borsellino &#8211; viviamo secondo quei valori che ci sono stati trasmessi e che noi abbiamo voluto fare nostri&#8221;.</p>
<p><strong>Egidio Morici</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Usura un provincia di Trapani, interessi fino al 247 per cento</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 12:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Altre Fonti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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Agenti della squadra mobile di Trapani, nell&#8217;ambito di due distinte operazioni di polizia, hanno arrestato Antonio Titone, 43 anni, e Roberto Biondo, di 44, entrambi sorpresi in flagranza del reato di usura commesso estinguere debiti da gioco di azzardo.
L&#8217;indagine è stata avviata a seguito di vari esposti pervenuti alla mobile da parte di familiari di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/usura-un-provincia-di-trapani-interessi-fino-al-247-per-cento/6051/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/soldi1.jpg" alt="" title="soldi" width="460" height="131" /></a></p>
<p>Agenti della squadra mobile di Trapani, nell&#8217;ambito di due distinte operazioni di polizia, hanno arrestato Antonio Titone, 43 anni, e Roberto Biondo, di 44, entrambi <strong>sorpresi in flagranza del reato di usura</strong> commesso estinguere debiti da gioco di azzardo.</p>
<p>L&#8217;indagine è stata avviata a seguito di vari esposti pervenuti alla mobile da parte di familiari di accaniti giocatori d&#8217;azzardo finiti <strong>nelle mani degli strozzini</strong>. La polizia ha accertato che una delle vittime soffriva di una dipendenza da gioco d&#8217;azzardo, tanto da essere stata costretta a iniziare un programma di recupero.<br />
<span id="more-6051"></span><br />
Per far fronte ai numerosi debiti, quando non potevano aiutarla i genitori o gli amici, in molte occasioni sarebbe stata costretta a rivolgersi anche ai due arrestati, conosciuti proprio nei locali dove venivano organizzate le bische clandestine: a Trapani e in provincia. In particolare, la vittima si era rivolta a Biondo per ottenere in prestito la somma necessaria ad estinguere un precedente debito con Titone, con un tasso di interesse su base annua tra l&#8217;80% e il 247%. In una circostanza, aveva ricevuto 4.850 euro dovendone restituire 6.850 euro entro due mesi. Gli agenti hanno filmato due distinti incontri che la vittima ha avuto dapprima con Titone e poi con Biondo per restituire il denaro. Nel corso del blitz sono stati rinvenuti numerosi con i corrispondenti debiti, per cui sono in corso ulteriori indagini.</p>
<p><strong>ANSA</strong></p>
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		<title>Ritorna in libertà Giuseppe Gulotta, condannato all&#8217;ergastolo per la strage di Alcamo Marina</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 18:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Leone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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Correva l’anno 1976. Nel bel mezzo di una notte fredda e piovosa del 27 gennaio un piccolo commando fece irruzione nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina, in provincia di Trapani. Due militari, Carmine Apuzzo ed il castelvetranese Salvatore Falcetta furono uccisi barbaramente nelle loro stanze. Il primo fu crivellato di colpi mentre dormiva, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/ritorna-in-liberta-giuseppe-gulotta-condannato-allergastolo-per-la-strage-di-alcamo-marina/6040/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/salvatore_falcetta.jpg" alt="" title="salvatore falcetta" width="500" height="106" /></a></p>
<p><strong>Correva l’anno 1976.</strong> Nel bel mezzo di una notte fredda e piovosa del 27 gennaio un piccolo commando fece irruzione nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina, in provincia di Trapani. Due militari, Carmine Apuzzo ed il castelvetranese <strong>Salvatore Falcetta</strong> furono uccisi barbaramente nelle loro stanze. Il primo fu crivellato di colpi mentre dormiva, il secondo, svegliatosi a causa del rumore improvviso, non ebbe il tempo di impugnare la sua pistola.</p>
<p>Lo scorso 19 marzo, il tribunale di sorveglianza di Firenze ha concesso la libertà condizionata all’alcamese <strong>Giuseppe Gulotta</strong>, condannato all’ergastolo per la <strong>strage della casermetta</strong>, dinanzi ai giudici della Corte d’assise di Reggio Calabria, è infatti iniziato <strong>il processo di revisione</strong>.<br />
<span id="more-6040"></span><br />
Gulotta ha già scontato la pena detentiva di diciotto anni, e dal 2007 gode della semilibertà. Anche gli altri due condannati Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli, che avrebbero da anni trovato rifugio in Brasile, chiederanno tramite propri legali la revisione del processo.</p>
<p>Tutti i dettagli sulla strage di Alcamo Marina sul sito <a href="http://senzamemoria.wordpress.com/2008/05/11/la-strage-di-alcamo-marina/">senzamemoria.wordpress.com</a></p>
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		<title>Fuoco su terreni confiscati, sara&#8217; un caso, ma la sottovalutazione impera</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 22:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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La stagione degli incendi non risparmia nessuno. E&#8217; successo pochi giorni addietro quando un rogo doloso ha quasi inghiottito la montagna di Erice, arrivando con le sue lingue di fuoco a sfiorare il borgo medievale. Si è ripetuto ancora di recente, tra lunedì e martedì, stavolta il fuoco ha invaso un terreno confiscato alla mafia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/fuoco-su-terreni-confiscati-sara-un-caso-ma-la-sottovalutazione-impera/6014/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/incendio-castelvetrano-2.jpg" alt="" title="incendio castelvetrano" width="480" height="167"  /></a></p>
<p><strong>La stagione degli incendi</strong> non risparmia nessuno. E&#8217; successo pochi giorni addietro quando un rogo doloso ha quasi inghiottito la montagna di Erice, arrivando con le sue lingue di fuoco a sfiorare il borgo medievale. Si è ripetuto ancora di recente, tra lunedì e martedì, stavolta il fuoco ha invaso un <strong>terreno confiscato alla mafia</strong>, che è stato attraversato dalle fiamme, distrutto da un rogo doloso. </p>
<p>Non è la prima volta che accade e <strong>che succede a Castelvetrano</strong>, ancora una volta nessuno sa nulla. Per primi si sono detti ignari di ogni cosa i tre arrestati nella giornata di martedì mattina dai carabinieri, sul luogo del misfatto. A parte il circuito investigativo, la notizia scorre sotto silenzio, cosa che fa crescere ancora di più lo sgomento dei soci di «Libera» che si preparano a fare un documento, ma intanto, prima di mettere mano a carta e penna <strong>debbono occuparsi di quel  terreno finito in cenere</strong> e che all’associazione da poche settimane era stato affidato in gestione. Sono in corso le procedure per affidarlo ad una cooperativa, sull’esempio dell’uso di altri terreni confiscati. L&#8217;incendio rischia di mettere tutto in discussione.<br />
<span id="more-6014"></span><br />
Incendio sicuramente doloso ma frutto di una sfida mafiosa? Le fiamme hanno percorso con meticolosa precisione il terreno confiscato, senza travalicarne i confini, il rogo poi che ha interessato almeno il 60 per cento dell’estensione terriera, è come se fosse stato appiccato «a macchia di leopardo. I tre arrestati, presi dai carabinieri, mentre si portavano via la legna degli ulivi semi bruciati, nulla hanno a che fare con Cosa Nostra. Ma si sono mossi a colpo sicuro, come se sapevano dove dovevano andare «a far danno».</p>
<p><strong>La cronaca.</strong> Il terreno incenerito si trova in contrada Seggio-Torre, apparteneva al boss mafioso palermitano (famiglia dell’«Uditore») Gaetano Sansone, un’area ricca di ulivi quelli pregiati della famosa «nocellara del Belice», e poi ancora vigneti e agrumeti, e un bosco di conifere. Il rogo potrebbe risalire anche allo scorso fine settimana, martedì nella mattinata i carabinieri hanno sorpreso i tre finiti in manette a tagliare gli ulivi e a caricare la legna su un furgone.</p>
<p>Probabilmente oggi ci sarà chi insisterà per il caso, chi dirà che la mafia non c’entra nulla e nemmeno il boss Messina Denaro, potrà avere pure ragione, ma è la sottovalutazione dei fatti che al solito non funziona, perchè un terreno confiscato che va in fumo, proprio mentre si apprestava a diventare produttivo, sotto il profilo anche occupazionale, non può diventare un fatto ordinario e così trattato.<br />
Un terreno che proprio qualche giorno addietro era stato «riupulito» dalle sterpaglie (così era stato consegnato a Libera) dai giovani della «vicina» cooperativa palermitana «Placido Rizzotto», proprio per evitare un rischio incendi. Lavoro inutile.</p>
<p><strong>Rino Giacalone</strong><br />
per antimafiaduemila.com</p>
<p><strong>Il sindaco condanna il rogo sul terreno affidato a Libera</strong><br />
Il sindaco della città di Castelvetrano, Dr. Gianni Pompeo, appresa la notizia del vile episodio perpetrato ai danni di un fondo, che era stato recentemente affidato all’associazione Libera , ha voluto manifestare tutto il suo sdegno: “Ancora una volta assistiamo all’inqualificabile gesto di vigliacchi che pensano di poter operare al di fuori delle regole ed in spregio degli altri, nel condannare con fermezza questo gesto, elogiamo la pronta risposta delle forze dell’ordine che hanno immediatamente dato un volto ai colpevoli- afferma Pompeo- ed auspichiamo ulteriori indagini volte a poter meglio delineare la vicenda ed accertare se l’episodio sia da ricondurre ad un atto di microcriminalità o se nasconda invece un preciso disegno criminale”.</p>
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		<title>Mario Bignone, è andato via un grande uomo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Altre Fonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Catturandi]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Bignone]]></category>

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Mario Bignone, il capo della Catturandi della Squadra mobile di Palermo morto stamattina, era «un grande professionista», soprattutto «un grande uomo, che ha condotto con coraggio e passione l&#8217;azione antimafia e ha vissuto con dignità e forza la malattia», operando fino all&#8217;ultimo «con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione del primo». 
Così il capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/mario-bignone-e-andato-via-un-grande-uomo/6006/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/Mario-Bignone.jpg" alt="" title="Mario Bignone" width="470" height="120"  /></a></p>
<p><strong>Mario Bignone</strong>, il capo della Catturandi della Squadra mobile di Palermo morto stamattina, era «un grande professionista», soprattutto «un grande uomo, che ha condotto con coraggio e passione l&#8217;azione antimafia e ha vissuto con dignità e forza la malattia», operando fino all&#8217;ultimo «con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione del primo». </p>
<p>Così il capo della Polizia, <strong>Antonio Manganelli</strong>, ricorda il vicequestore, a capo di quel gruppo di uomini che ha preso tra gli altri Bernardo Provenzano e i fratelli Lopiccolo. «I risultati conseguiti dalla Catturandi della Squadra mobile di Palermo sotto la sua guida &#8211; dice infatti Manganelli &#8211; sono stati straordinari. Il Paese deve essergliene grato». Manganelli, a nome di tutta la Polizia, lo ricorda «con grande affetto ed emozione». «Continueremo ad operare, anche in suo nome &#8211; conclude il capo della Polizia &#8211; per il bene del Paese, e gli promettiamo di conseguire quegli ulteriori risultati che con lui ci eravamo proposti».<br />
<span id="more-6006"></span><br />
(ANSA)</p>
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		<title>Scrivi la tua frase su un pezzo di stoffa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 14:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Egidio Morici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>

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17, 18 e 19 luglio 2010. Tre giorni nel ricordo di Paolo Borsellino e dei ragazzi della scorta, morti nel ’92 nella strage di via D’amelio. Per non dimenticare, ma anche per difendere quel luogo dall’ipocrisia di certe visite ufficiali da parte di persone che, come dice Salvatore Borsellino, “vengono in via D’Amelio solo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/via-damelio.jpg" alt="" title="via d&#039;amelio" width="460" height="149" /></p>
<p><strong>17, 18 e 19 luglio 2010.</strong> Tre giorni nel ricordo di <strong>Paolo Borsellino</strong> e dei ragazzi della scorta, morti nel ’92 nella strage di via D’amelio. Per non dimenticare, ma anche per difendere quel luogo dall’ipocrisia di certe visite ufficiali da parte di persone che, come dice Salvatore Borsellino, “vengono in via D’Amelio solo per accertarsi che mio fratello sia davvero morto”. </p>
<p>Chi avrà la possibilità di recarsi a Palermo in quei giorni, <strong>ascolterà delle cose che raramente si sentono in tv</strong>, rendendosi conto che questa non è stata soltanto una strage di mafia, ma un’inquietante strage di Stato.<br />
<span id="more-5935"></span><br />
Oltre a commemorare Paolo Borsellino e a difendere via D’Amelio dai soliti avvoltoi, a Palermo verrà chiesta giustizia, affinché gli ultimi ostacoli che impediscono di arrivare alla verità possano finalmente cadere. Chissà se un giorno l’agenda rossa, sparita nella strage, sarà ritrovata. Perché anche da ciò che contiene quell’agenda, alcuni personaggi che oggi siedono negli scranni del potere potrebbero essere invece inchiodati alle loro responsabilità. Ci sarà tutta l’Italia a pretenderlo.</p>
<p><strong>E Castelvetrano?</strong> Spero che anche solo per un giorno molti possano scegliere di esserci, al di là della politica, delle appartenenze, della benzina e del caldo. Anche perché si avrà la possibilità di partecipare anche ad una bella iniziativa promossa dal gruppo Agende Rosse di Roma. A proporla è Federica Fabretti, una degli amministratori del gruppo:</p>
<p>“Tutte le persone che scenderanno giù a Palermo dovrebbero portare un pezzo di stoffa, di forma rettangolare o quadrata, o verde o bianca o rossa (solo un colore), con una frase o un pensiero scritto sopra. Possono portarne anche più di uno, se magari qualche amico o parente vuole partecipare ma non può essere fisicamente a Palermo. Più sono meglio è. Poi li uniremo tutti per colore e poi i tre colori insieme per formare una grandebandiera italiana che, se sarà possibile, appenderemo all&#8217;albero di Via d&#8217;Amelio”.</p>
<p><strong>Sarebbe bello che anche Castelvetrano partecipasse</strong> a formare questa bandiera. Chi volesse dare il proprio pezzo di stoffa, ma non potrà essere fisicamente a Palermo, potrà farlo lo stesso. Basterà consegnarlo a chi ci andrà.</p>
<p>Io sono tra quelli che ci andranno e sono disponibile a portare in via D’Amelio le vostre frasi o i vostri pensieri. Potete contattarmi al 347-5815081.</p>
<p>Sul sito <a target="_blank" href="http://www.19luglio1992.com">www.19luglio1992.com</a> si trova il programma e i contatti per prenotare un alloggio per coloro che vorranno vivere tutti e tre i giorni della manifestazione.</p>
<p><strong>Egidio Morici</strong></p>
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		<title>Arrestato Flavio Carboni, l&#8217;imprenditore dai tanti misteri</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 09:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Altre Fonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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Il faccendiere sardo, Flavio Carboni, è stato arrestato questa mattina dai Carabinieri del Ros e condotto a Regina Coeli, su ordine della Procura di Roma nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sugli appalti dell&#8217;eolico in Sardegna. Il difensore di Carboni, Renato Borzone, ha annunciato che presenterà ricorso al Tribunale del riesame. Nell&#8217;ambito della medesima inchiesta è stato arrestato, sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/arrestato-flavio-carboni-limprenditore-italiano-dai-tanti-misteri/5903/#testo"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/flavio-carboni.jpg" alt="" title="flavio carboni" width="470" height="150"  /></a></p>
<p>Il faccendiere sardo, <a target="_blank" title="flavio carboni" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Carboni">Flavio Carboni</a>, è stato arrestato questa mattina dai Carabinieri del Ros e condotto a Regina Coeli, su ordine della Procura di Roma nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sugli <strong>appalti dell&#8217;eolico in Sardegna</strong>. Il difensore di Carboni, Renato Borzone, ha annunciato che presenterà ricorso al Tribunale del riesame. Nell&#8217;ambito della medesima inchiesta è stato arrestato, sempre questa mattina, anche il geometra <strong>Pasquale Lombardi</strong>, applicato come giudice in alcune commissioni tributarie. </p>
<p>Una condanna definitiva a 8 anni e 6 mesi per la vicenda del fallimento del <strong>Banco Ambrosiano</strong>, e una serie di assoluzioni: dall&#8217;accusa di concorso nell&#8217; omicidio di <a target="_blank" title="roberto calvi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Calvi">Roberto Calvi</a> dopo che il pm aveva chiesto la condanna all&#8217;ergastolo; dall&#8217;accusa di essere stato il mandante del tentativo di omicidio di <strong>Roberto Rosone</strong>, vice di Calvi all&#8217; Ambrosiano, dall&#8217;accusa di falso e truffa ai danni del Banco di Napoli, dall&#8217;accusa della ricettazione della borsa di Calvi.<br />
<span id="more-5903"></span><br />
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/* 468x60 X Articolo, creato 04/05/09 */
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<p>Queste sono solo alcune delle vicende che hanno visto coinvolto il discusso <strong>faccendiere sardo Flavio Carboni</strong>, arrestato oggi per l&#8217; ennesima volta nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;eolico in Sardegna. Dal suo primo arresto, avvenuto in Svizzera nell&#8217; estate del 1982, la vita di Carboni è stato un continuo andirivieni tra aule di tribunale e arresti, quasi sempre annullati rapidamente. L&#8217; improvviso successo economico di Carboni comincia negli anni &#8216;70 con una serie di società immobiliari e finanziarie. </p>
<p><strong>Carboni si muove anche nel mondo dell&#8217; editoria.</strong> Diventa proprietario del 35% del pacchetto azionario della «Nuova Sardegna» ed editore di «Tuttoquotidiano», per il fallimento del quale era stato condannato in primo grado e assolto in appello per vizio di forma. Le risultanze giudiziarie hanno evidenziato &#8211; secondo i pm &#8211; lo stretto legame di Carboni con esponenti della banda della Magliana e della mafia. Legato soprattutto alla storia del Banco Ambrosiano e della morte di Calvi, per la quale, oltre alla recente assoluzione dall&#8217;accusa di concorso in omicidio, era stato già chiamato in causa per la falsificazione del passaporto e l&#8217; espatrio clandestino del banchiere e per concorso in esportazione di capitali, il nome di Carboni emerge anche in altre vicende. Durante il sequestro Moro, per esempio, Carboni avvicinò esponenti Dc offrendosi di sollecitare l&#8217; intervento della mafia per la sua liberazione. Qualche giorno dopo Carboni riferì però che la mafia non voleva aiutare Moro perchè troppo legato ai comunisti. Carboni ha avuto rapporti anche con Francesco Pazienza, con Licio Gelli e con l&#8217; ex gran maestro della Massoneria Armando Corona. </p>
<p>Il nome di Carboni compare anche nel falso <strong>dossier di Demarcus pubblicato sull&#8217; Avanti</strong>, (per il quale recentemente è stato indagato anche Cesare Previti) che sosteneva un legame tra Stefania Ariosto e i servizi segreti. Il dossier parlava anche di un incontro tra la Ariosto e Carboni. Infine, il nome di Flavio Carboni entra anche nell&#8217;inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi: è stato ascoltato in Procura a Roma, come testimone, il 4 febbraio scorso. Secondo quanto si è appreso, i magistrati gli hanno chiesto se fosse a conoscenza di particolari sulla vicenda, soprattutto alla luce dei rapporti che Carboni ha avuto con esponenti del Vaticano e, nell&#8217;ambito della sua attività di uomo d&#8217;affari, con riferimento a soggetti legati in qualche modo alla Banda della Magliana. Rapporti con il gruppo criminale capitolino che, comunque, l&#8217;uomo d&#8217;affari ha sempre negato, affermando che si trattava di rapporti con persone di cui ignorava l&#8217;appartenenza alla banda. </p>
<p><strong>(ANSA)</strong></p>
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		<title>Grigoli svela ai giudici alcune trame tra mafia e politica</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 18:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Altre Fonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Despar]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Regina]]></category>
		<category><![CDATA[Grigoli]]></category>

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Dinanzi ai giudici del tribunale di Marsala,  Giuseppe Grigoli, 60 anni, gestore del marchio Despar per Palermo, Trapani ed Agrigento e per questo soprannominato il “re dei supermercati&#8221;, ha confessato presunti scambi di voti e un certo dialogo tra mafia e politica.
&#8220;Francesco Regina (di Alcamo, poi eletto deputato all&#8217;Ars nelle file dell&#8217;Udc, ndr) alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/grigoli-svela-ai-giudici-alcune-trame-tra-mafia-e-politica/5857/"><img src="/files/palazzo-giustizia-palermo.png" width="460" height="110" alt="palazzo di giustizia di palermo" /></a></p>
<p>Dinanzi ai giudici del tribunale di Marsala,  <strong>Giuseppe Grigoli</strong>, 60 anni, gestore del marchio Despar per Palermo, Trapani ed Agrigento e per questo soprannominato il “re dei supermercati&#8221;, ha confessato <strong>presunti scambi di voti</strong> e un certo dialogo tra mafia e politica.</p>
<p>&#8220;<strong>Francesco Regina</strong> (di Alcamo, poi eletto deputato all&#8217;Ars nelle file dell&#8217;Udc, ndr) alle elezioni regionali del 2006 venne nel mio ufficio e mi chiese voti. Regina venne a trovarmi in compagnia di un fratello di Totò Cuffaro&#8221;, ha aggiunto Grigoli, che non ha saputo indicare il nome del congiunto dell&#8217;ex governatore. &#8220;Era un tipo chinotto (tarchiato ndr)&#8221;. Grigoli ha riferito al collegio giudicante di aver risposto a Regina e al fratello del presidente Cuffaro di essersi già &#8220;impegnato a sostenere la candidatura di Vincenzo Lo Re&#8221;.<br />
<span id="more-5857"></span><br />
Parlando sempre di rapporti con esponenti politici l&#8217;imputato ha detto di aver incontrato una volta a Palermo il governatore Cuffaro e di aver ricevuto da questi la proposta &#8220;di inserire nel mio gruppo (commerciale, ndr) prodotti vinicoli della sua famiglia&#8221;.</p>
<p>Grigoli ha poi affermato di aver ottenuto l&#8217;esenzione per il pagamento del pizzo, limitatamente alle attività esercitate nel territorio di Castelvetrano. E ha sostenuto di <strong>essere stato costretto</strong> &#8220;ad assumere una decina di persone&#8221; segnalate dalla mafia. Ha infine ammesso di conoscere direttamente alcuni soggetti mafiosi.</p>
<p>L’ex deputato regionale <strong>Francesco Regina</strong> venne eletto nel 2006 all’Ars con la lista ‘Aquilone’ del governatore Cuffaro. Nel settembre del 2008, non rieletto, fu chiamato dall’assessore Pippo Gianni a ricoprire l’incarico di capo della segretaria tecnica dell’assessorato regionale all’Industria. Sempre nel 2008 è stato nominato &#8211; incarico che mantiene tutt’oggi &#8211; assessore al Territorio della Provincia regionale di Trapani. A nominarlo fu il presidente Mimmo Turano, pure lui ex deputato regionale dell’Udc.</p>
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		<title>Omaggio a Pino Veneziano &#8220;La memoria ha un valore&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 15:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Libera Castelvetrano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nella ricorrenza della sua morte avvenuta il 3 Luglio del 1994, il giorno dopo il suo compleanno, il Presidio di Libera Castelvetrano &#8221; Salvatore e Giuseppe Asta &#8221; vuole omaggiare Pino Veneziano cantastorie-poeta autore di significative canzoni d&#8217;amore e di protesta. 
E&#8217; ben noto il suo impegno contro la mafia con una sua canzone &#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/omaggio-a-pino-veneziano-la-memoria-ha-un-valore/5851/#testo"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/pino-veneziano-4601.jpg" alt="" title="pino veneziano" width="460" height="133" /></a></p>
<p>Nella ricorrenza della sua morte avvenuta il <strong>3 Luglio del 1994</strong>, il giorno dopo il suo compleanno, il Presidio di Libera Castelvetrano &#8221; Salvatore e Giuseppe Asta &#8221; vuole omaggiare <strong>Pino Veneziano</strong> cantastorie-poeta autore di significative canzoni d&#8217;amore e di protesta. </p>
<p><strong>E&#8217; ben noto il suo impegno contro la mafia</strong> con una sua canzone &#8221; La mafia non esiste &#8220;. Il suo pensiero e le sue canzoni diventano attualissimi come SOLUZIONE al contrasto alle mafie : non si possono contrastare le mafie se, contesualmente non si rafforza lo stato sociale e se non vengono promosse forte politiche sul lavoro, se non vengono costruite opportunità per le famiglie piu&#8217; deboli, per le famiglie piu&#8217; bisognose, se non si dedica un&#8217;attenzione autentica ai giovani.<br />
<span id="more-5851"></span><br />
Non si può fare lotta alle mafie senza veri interventi mirati alla diffusione e alla tutela dei diritti, senza un efficace controllo dell&#8217;ambiente contro chi lo inquina e lo saccheggia.<br />
Per tutti questi motivi , siamo convinti che l&#8217;opera e la figura di Pino Veneziano debbano rimanere nella MEMORIA viva della nostra e delle future generazioni, come monito e come esortazione, come segno di speranza .<br />
Il Presidio di Libera Castelvetrano nello spirito di come avrebbe voluto Pino, giorno 3 Luglio lo ricorderà attraverso una Mostra fotografica, e con l&#8217;interpretazione delle sue canzoni da parte di alcuni artisti locali come Claretta Salvo, Rosario Guzzo e Irene Bonanno ed anche attraverso la lettura di alcune poesie. Tutto nello spirito e nella voglia dello stare &#8220;assieme &#8221;</p>
<p>Per Libera Presidio di Castelvetrano<br />
<strong>M.Teresa Nardozza</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Senatore Dell&#8217;Utri condannato a sette anni per associazione mafiosa</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 08:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Altre Fonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Corte d&#8217;Appello di Palermo ha condannato Marcello Dell&#8217;Utri, senatore del Pdl, a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. 
Il pm aveva chiesto la condanna dell&#8217;imputato a 11 anni. In primo grado dell&#8217;Utri era stato condannato a 9 anni di reclusione.
«Questa sentenza sarà comunque una liberazione perchè l&#8217;abbiamo attesa con molta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/senatore-dellutri-condannato-a-sette-anni-per-associazione-mafiosa/5833/#testo"><img src="http://www.castelvetranoselinunte.it/files/dellutri.jpg" width="460" height="128" alt="dellutri.jpg" /></a></p>
<p>La Corte d&#8217;Appello di Palermo ha condannato <a target="_blank" title="condannato dell'utri" href="http://castelvetranoselinunte.it/dellutri-si-confida-mi-sono-candidato-per-non-finire-in-calera/4055/">Marcello Dell&#8217;Utri</a>, senatore del Pdl, a <strong>sette anni di reclusione</strong> per concorso esterno in associazione mafiosa. </p>
<p>Il pm aveva chiesto la condanna dell&#8217;imputato a 11 anni. In primo grado dell&#8217;Utri era stato condannato a 9 anni di reclusione.</p>
<p>«Questa sentenza <strong>sarà comunque una liberazione</strong> perchè l&#8217;abbiamo attesa con molta ansia. In questo momento non prendiamo in considerazione la prescrizione perchè abbiamo fatto appello per avere l&#8217;assoluzione. In ogni caso la conferma del primo grado non la vuole neanche la procura generale che ha chiesto la riforma». Queste le dichiarazioni fatte poco prima della sentenza dall&#8217;avvocato <strong>Giuseppe Di Peri</strong>, legale di Marcello Dell&#8217;Utri. </p>
<p><span id="more-5833"></span></p>
<p>Il collegio presieduto da Claudio Dall&#8217;Acqua, a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare, era riunito in camera di consiglio da giovedì scorso.</p>
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</script></p>
<p><strong><br />
fonte. ANSA</strong></p>
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		<title>Giuseppe Falsone usava skype, i mafiosi se ne fregano del bavaglio</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 13:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Altre Fonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Falsone]]></category>

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C&#8217;era una volta lo Zi Binnu Provenzano, arrestato il 25 aprile del 2006 dopo 43 anni di latitanza, in una masseria a pochi chilometri di Corleone tra 10 100 1000 pizzini.
E c&#8217;era una volta anche Giuseppe Falsone, arrestato ieri dopo 11 anni di latitanza, in un palazzo elegante di Marsiglia, tra cinque telefoni cellulari e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/giuseppe-falsone-usava-skype-i-mafiosi-se-ne-fregano-del-bavaglio/5818/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/Giuseppe-Falsone.jpg" alt="" title="Giuseppe Falsone" width="460" height="145" /></a></p>
<p>C&#8217;era una volta lo <strong>Zi Binnu Provenzano</strong>, arrestato il 25 aprile del 2006 dopo 43 anni di latitanza, in una masseria a pochi chilometri di Corleone tra <strong>10 100 1000 pizzini</strong>.</p>
<p>E c&#8217;era una volta anche <a target="_blank" title="Giuseppe Falsone" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Falsone">Giuseppe Falsone</a>, arrestato ieri dopo <strong>11 anni di latitanza</strong>, in un palazzo elegante di Marsiglia, tra cinque telefoni cellulari e due computer.</p>
<p>Della notizia che tra un pò commenterò, già ne parlai alcuni mesi fa: ho appena appreso dall&#8217;Adnkronos che <strong>anche Falsone per comunicare usava Skype</strong>, proprio come Roberto Settineri, come ricorderete il famoso broker di Cosa Nostra, arrestato in collaborazione tra la Polizia e l&#8217;FBI.<br />
<span id="more-5818"></span></p>
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</script></p>
<p><strong>E&#8217; curioso osservare ancora una volta</strong>, come mentre in Italia si faccia di tutto per limitare le intercettazioni telefoniche, viene trovato un altro mafioso che videochatta regolarmente.</p>
<p>Un barlume di speranza viene dal fatto che, almeno come riporta webmasterpoint, anche intercettare le telefonate su Skype è possibile: esiste un software che è in grado di farlo, grazie a due trojan che si interfacciano con le API di Skype e ne registrano il flusso audio.</p>
<p><strong>&#8220;Ormai siamo tutti spiati!&#8221;</strong> urlò Berlusconi dieci giorni fa all&#8217;assemblea della Confcommercio, farneticando su 7,5 milioni di probabili italiani intercettati dalla magistratura.</p>
<p>E già, ormai siamo tutti spiati: chissà se sono dello stesso avviso anche Iovine, Zagaria e Messina Danaro. Intanto l&#8217;arresto di Falsone è l&#8217;ennesimo <a href="http://castelvetranoselinunte.it/tutti-contro-la-legge-bavaglio-sulle-intercettazioni/5652/">pernacchio all&#8217;inutile bavaglio</a>.</p>
<p>fonte. <a href="http://cogitoergovomito.blogspot.com/2010/06/anche-falsone-usava-skype-ecco-perche-i.html">http://cogitoergovomito.blogspot.com</a></p>
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		<item>
		<title>Replica di Peppe Fontana sulla recente confisca dei beni</title>
		<link>http://castelvetranoselinunte.it/replica-di-peppe-fontana-sulla-recente-confisca-dei-beni/5757/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 07:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Fontana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando la giustizia gestita da un regime mafionazimassoplutoteocratico diventa potere d’immunità’ e impunità e strumento di persecuzione e di eliminazione nonche’ di rapina della vita e dei beni di cittadini disarmati di ogni diritto e impotenti difronte a spietati inquisitori, il cui modus operandi et agendi si differenzia dagli inquisitori del medio evo soltanto dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://castelvetranoselinunte.it/replica-di-peppe-fontana-sulla-recente-confisca-dei-beni/5757/"><img src="http://castelvetranoselinunte.it/files/giuseppe-fontana.jpg" alt="Peppe Fontana" /></a></p>
<p>Quando la giustizia gestita da un regime mafionazimassoplutoteocratico diventa <strong>potere d’immunità’ e impunità e strumento di persecuzione</strong> e di eliminazione nonche’ di rapina della vita e dei beni di cittadini disarmati di ogni diritto e impotenti difronte a spietati inquisitori, il cui <strong>modus operandi et agendi</strong> si differenzia dagli inquisitori del medio evo soltanto dal mondo con cui si eliminano gli inquisitori vittime, colpevoli di apologia della biosociale libertaria libertà’ e di naturale, legittima, tenace difesa della propria <strong>individualità, dignità umana, spirituale ed ideologica e sociale</strong>.</p>
<p><strong>Ancora una volta parlo di me e della mia infinita tragedia</strong> per rendere meglio e chiara l’idea del grave stato di ingiustizia sociale in cui versa il nostro Paese, che senza accorgesene , forse anche colpa del linguaggio che, abusato inopportunamente, ha perso di quel significato necessario alla comunicazione<span id="more-5757"></span>, importante per l’attenzione degli uomini verso gli eventi (e gli incidenti) sociali, e sottovalutandone colpevolmente (irresponsabilmente)  prodomi, è, davvero, diventato uno stato di polizia a regime Plutooligarchico, la cui (in)giustizia è, non a caso, al 176mo posto dopo il Gabon, e condannata un centinaio di volte per gravi violazioni dei diritti dell’uomo, che con i codici penali dei Paesi civili e Democratici o meno, significa reato di tortura, discriminazione di razza, classe, e così via&#8230;,dalla corte, alta corte, di Strasburgo.<br />
<!--more--></p>
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</script></p>
<p><strong>Io sono stato arrestato nel 1994</strong>, accusato in due diversi procedimenti per concorso esterno in associazione mafiosa e per traffico Internazionale di stupefacenti , in entrambi i (due) processi, Pentiti, F.B.I fatti, testimoni, e razionali-logici argomenti , hanno provato, inequivocabilmente, la mia assoluta innocenza difronte alle accuse contestatemi, dopo 8 (otto !) anni di processi illegali, in quanto privo della garanzia costituzionale alla giusta difesa e di un giusto processo, sono stato condannato per LIBERO CONVINCIMENTO dei giudici a 19+9 anni di carcere, totale 28 anni, divenuti irrevocabili qualche mese prima che il governo, confessando di avere celebrato processi ingiusti, varasse la riforma penale chiamata “Giusto Processo” la rivendicazione di una revisione con giusto processo dal  carcere di Termini Imerese mi costò la deportazione nel Supercarcere di Carinola, capolinea per i condannati a fine pena mai, ove dopo quattro anni, grazie ad un corso scolastico alberghiero della durata di cinque anni potei essere trasferito al “Pagliarelli” di Palermo, ove per quasi cinque anni ebbi la possibilità di frequentare la scuola, stando vicino alla famiglia che abita a circa un’ora di macchina da Palermo (Selinunte), tutto filava liscio e il rapporto con l’amministrazione e la sorveglianza del “Pagliarelli” era abbastanza pacifico e di reciproco rispetto, dopo 15 anni di prigionia, grazie anche alla splendida solidarietà di tutti gli amici e i gruppi di sostegno che hanno saputo esprimere la loro empatia, facendo sentire la loro voce presso il Tribunale di Sorveglianza di Palermo, il magistrato di sorveglianza, la coraggiosa Dott.ssa Agnello, mi concesse il primo permesso premio di 48 ore, questo fu l’inizio di un sogno, usci altre volte in permesso, quattro volte con il doppio delle ore, la scuola alberghiera stava concludendosi e la possibilità di una <strong>pena alternativa dopo 16 anni di prigionia</strong>, per ARIA FRITTA , si faceva sempre più vicina; fino a quando non arriva una certa <strong>Francesca Vazzana</strong>, cacciata come direttrice dal carcere di Trapani, perfino dal corpo della polizia penitenziaria. Al “Pagliarelli”, a fare la Vice Direttrice responsabile del padiglione ove ero io detenuto.</p>
<p><strong>Inizia a rigettare ogni mia legittima domanda</strong>, che ricorrendo alla direttrice vengono, invece, accettate; inquisiscono la direttrice e lei ne prende il posto come reggente temporanea, inizia a provocarmi rigettando ogni mia istanza (la rappresaglia è iniziata&#8230;); alcuni suoi fidati secondini anzi direi terzini e quartini, non perdono occasione per provocarmi in modo da infliggermi una sanzione disciplinare che fino a quel momento, per quasi cinque anni, non avevo avuto.</p>
<p>La Vazzana coglie l’occasione per vendicarsi, grazie ad un rapporto disciplinare di un quartino che pretendeva che io mi alzassi dal letto, mentre stavo male, per andare in infermeria ad AUTOSOTTOPORMI alla visita medica fiscale per giustificare una giornata (rarissima) di assenza scolastica ! ed infatti mi infligge, credibilmente , sanzione pesante che avrebbe compromesso lo sconto semestrale di 45 giorni e la fruizione di altri benefici, quali il permesso premio; non avendo come difendermi da coatta prepotenza, inizio uno sciopero della fame e della sete ad oltranza che sospeso ad un passo dal coma grazie al colloquio col magistrato di sorveglianza di Palermo, Dott. P. Cavarretta, al quale denuncio, giustificando l’estremo mio gesto, tutte le vessazioni subite dalla tenutaria del Kattiverio Pagliarelliano , ricevendo rassicurazioni circa la continuità de trattamento premiale, nonostante la sanzione disciplinare.</p>
<p><strong>Ritorno a scuola e nel frattempo presento un reclamo</strong> avverso la sanzione disciplinare della direttrice del Feudo Pagliarelli alla magistratura di sorveglianza, indirizzato al magistrato che sovrintende la mia espiazione, Dott.ssa M. Agnello, mancano tre mesi agli esami di Stato, mentre mi preparo per sostenerli, inoltro domanda per andare in permesso a Pasqua , e il dirigente sanitario, Dott. Scalici, ordina un Chek Up clinico per sapere se il mio sciopero della fame/sete ha fatto danni ai reni e altrove, visti i valori sballatissimi  di quei giorni vicino al coma.<br />
La Direttrice Francesca Vazzana chiede il mio allontanamento punitivo dal “Pagliarelli” il 27 Marzo vengo impacchettato, ammanettato e dall’aeroporto di Catania volo per Cagliari, sempre in manette, anche sull’aereo, per concludere il viaggio nella nota Guantanamo d’Italia, Badù e Carros di Nuoro !</p>
<p>Un trasferimento che ha violato gravemente la legge n.230 d.p.r 30/Giugno 2000 di cui all’art. 41 e 42, comm. 4 <<sono evitati, in quanto possibile, i trasferimenti ad altri istituti dei detenuti ed internati impegnati nei corsi, anche se motivati da esigenze di sfollamento, e qualunque intervento che possa interrompere la partecipazione a tali attività.<br />
Le direzioni, quando , il trasferimento di detenuti o internati che frequentano i corsi derivi da motivi di opportunità , acquisiscono in proposito il parere degli operatori dell’osservazione e trattamento e quello degli insegnanti, pareri che sono uniti alla proposta di trasferimento trasmessa agli organi competenti a decidere, se viene deciso il trasferimento, lo stesso è attuato, in quanto possibile, in un istituto che assicura alla persona trasferita la continuità didattica>></p>
<p>In questo istituto non è possibile continuare la scuola e sostenere gli esami e invano invoco il diritto a sostenere gli esami di Stato.<br />
Il magistrato di sorveglianza, Dott. Pietro Cavarretta, non tiene in considerazione la sanzione disciplinare della Tenutaria del Kattiverio Palermitano e mi concede tre giorni di permesso per Pasqua, ma me li comunica al “Pagliarelli” in quanto non sa che nel frattempo sono stato deportato in Sardegna.<br />
La Direttrice non si è degnata, come la legge detta severamente, di informare il magistrato di sorveglianza del mio trasferimento punitivo, violando ancora una volta la legge, “Pagliarelli” trasmette la concessione del beneficio a questo carcere mandando in tilt l’addetto dell’ufficio matricola che mi vede arrivare da Palermo per punizione e ora mi deve scarcerare per 3 giorni per un permesso premio concesso dal magistrato di sorveglianza di Palermo ! sbotta <<questa è schizofrenia ! ma che ci fa lei qui insomma !?!>> Ah guardi non lo so neanche io ! vista la distanza dei tre giorni, ben due li brucio per il viaggio, da Pasqua la passo vicino i miei anziani genitori, che mi chiedono ripetutamente perché mi hanno allontanato, raccontando un po&#8217; di bugie per non turbarli.<br />
Ritorno a Badù e Carros e inoltro un’altra domanda per andare in permesso per il 1 MAGGIO, attendo nel frattempo chiedo al Dirigente sanitario di Badù e Carros di farmi avere copia delle analisi cliniche effettuate a Palermo, prima di partire, mi risponde che non vi sono né le analisi né dieci anni della mia cartella clinica che “Pagliarelli” per la fretta di allontanarmi ha dimenticato a consegnare ai deportatori, la cartella clinica è arrivata, dopo innumerevoli solleciti, un paio di giorni fa, dopo tre mesi !<br />
IL 15 APRILE DEL 2010 la Procura della Repubblica di Palermo emette un decreto di misura di prevenzione per l’applicazione della sorveglianza speciale di P.S. e patrimoniale della confisca dei beni ai sensi dell’art. 2 Ter, della legge n.575 del 1965.</p>
<p><strong>Il Tribunale di Trapani IL 19 APRILE 2010</strong> decide, in base ad un ragionamento assoluto, la confisca dei beni, accogliendo la proposta del procuratore di Palermo, in quattro giorni superando lo zelo della giustizia Svizzera e quella sommaria dei regimi dittatoriali si è fatto tutto&#8230;.e poi dicono che la giustizia in Italia è ingolfata con milioni di procedimenti, che la burocrazia è lenta ecc. ecc. ! non quando si tratta del sottoscritto o di qualsiasi altro cittadino da giustificare&#8230;.</p>
<p>Dopo 16 anni e dopo avermi <strong>rivolto come un calzino e vivisezionato accuratamente</strong>, sono oggetto, senza alcunissima motivazione, di un secondo provvedimento di confisca di beni !<br />
normalmente questi provvedimenti si fanno al momento dell’arresto e poi dopo averti sequestrato ciò che non puoi dimostrare e non essendo affiliato alla casta dei potenti che ti consente di riavere venti miliardi di lire e altri tesori dichiariamo semplicemente che sono frutto di risparmi, la cosa o meglio, la sciacalla persecuzione, finisce lì.<br />
Ma non al sottoscritto, che dopo 16 anni di ossessionante persecuzione deve subire ancora un altro provvedimento di confisca ! la cosa veramente pazzesca è che mi confiscano per la seconda volta una casa già confiscata e comunque non più mia, in quanto la Vampira Banca che mi aveva prestato 50 milioni di lire ha messo una ipoteca sulla casa e se è fagocitata rivendendola con un atto giudiziario forzato ad un dottore, che ora se la trova confiscata dopo averla pagata alla Banca ! </p>
<p><strong>Ma agli inquisitori non gliene frega nulla, anche se i fatti sono chiari, anzi chiarissimi !</strong><br />
Insostanza i Vampiri sostengono che avendo avuto dal 1988 un reddito che non spiega come nel 1988 abbia acquistato per 35 milioni di lire la casa, per 7 milioni una macchina e per 10 milioni una quota societaria per diventare socio della mia famiglia nell’impresa di ristorazione, per un totale di 1 miliardo di euro ? certo che no !, non sono uno della  casta dei tanti della cronaca di questi giorni che si vedono proprietari di case sul Colosseo o altrove, al cui acquisto , a loro insaputa, hanno contributi generosi, altruistici, compari&#8230;.!, ma per una modesta totale somma di 52 milioni di lire, 2 milioni in più del prestito avuto dalla Banca Industriale di Partanna (Tp) che gli abilissimi finanzieri fanno finta di non sapere ! che io abbia dichiarato un reddito basso è verissimo, lo fanno tutti in questo paese ove il prelievo fiscale è un vero e proprio furto di sangue ai cittadini che sudano, lo fanno per primi tutti quelli che sono in Parlamento e negli alti scranni del potere finanziario che essendo ricchissimi non avrebbero bisogno di dichiarare bassi redditi !</p>
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<p>Basta vedere quanto ha dichiarato, vergognosamente, la Plutocratica Cupola che siede in Parlamento, non racconto frottole ! gli evasori fiscali che meritano attenuanti, sono i lavoratori, quelli che sudano per poter campare, il popolo lavoratore non è evasore fiscale ! gli evasori fiscali sono tutti gli affiliati e complici di questo Regime Mafionazimassoplutoteocratico !<br />
Ritornando al sottoscritto e ai miei beni confiscati, so per certo che, pur essendo in grado di dimostrare, in qualche modo, che queste miserie non sono frutto di azioni illecite, come quelle che invece, da come ormai ogni giorno si evince dalle indagini, sono dei più che rappresentano il Governo e le Istituzioni, mi toccherà ancora una volta subire un’ingiustizia dalla cui arrogante prepotenza io non potrò difendermi, è così da quando  nel lontano 1994 mi hanno fatto prigioniero- l’ordine è di eliminarmi in tutti i modi, questa è la verità !<br />
ma il trattamento Riedukattivo annichilente continua&#8230;</p>
<p>IL 26 APRILE 2010  si tiene l’udienza presso il tribunale di sorveglianza di Palermo per prendere in esame il mio reclamo avverso la sanzione disciplinare della tenutaria del Kattiverio di Palermo- il caso vuole che a discutere il mio reclamo non sia il magistrato di sorveglianza a cui sono assegnato e che mi segue (Dott.ssa Agnello ) né uno degli altri due magistrati che si sono più volte occupati di me e conoscono bene il mio caso (il Dott. Cavarretta e il Dott. Bellet), ma un magistrato che non mi ha mai visto in faccia e che essendo un fervente religioso e con “certe nostalgiche ideologiche”&#8230;.l’esito del mio reclamo, di uno che si dichiara Prigioniero Di Stato e Libertario-Guevarista-Situazionista, non avrebbe potuto che essere respinto.<br />
<strong>Ed infatti il reclamo è stato rigettato!</strong> (il magistrato in questione è il Dott.Mazzamuto).<br />
Ricorrerò avverso il rigetto in cassazione che mi farà attendere almeno otto mesi per la risposta e sarà, sicuramente, negativa, trattandosi di un ricorso fatto da un anonimo Pincopallino Plebeo- potrò poi ricorrere alla Corte Europea, attendere un tempo più lungo per la risposta per essere trattato allo stesso modo, così come vengono trattati tutti i Plebei da questa ingiustizia controllata dal potere Plutooligarchico.</p>
<p>Il 1 Maggio è passato e io non sono andato in permesso a casa; a fine Maggio chiedo lumi sulla situazione alla educatrice (Dott.ssa Arru) del Badù e Carros, la risposta è: qui a Nuoro essendo sotto un’altra  giurisdizione  si ricomincia da capo, da zero ! tutto il percorso trattamentale e le relazioni di questi ultimi sedici anni, redatte da vari educatori psicologi, assistenti sociali e direttori, sono nulle ! il percorso trattamentale in atto da un anno che mi ha concesso cinque permessi premi, durante i quali, rispondendo appieno alle finalità della concessione del permesso premio, ho iniziato importanti relazioni sentimentali, familiari e socioculturali nonché lavorative, rispettando fiducia, orari, rientro volontario in carcere ecc. ecc.<br />
E’ annullato e interrotto con conseguenze traumatiche devastanti per me e i miei cari.<br />
E allora per riandare in permesso occorre una nuova sintesi comportamentale che l’educatrice non può fare prima di sei-sette mesi; dopo occorre il tempo per le relazioni delle assistenti sociali dell’ufficio V.E.P.E. Nuoro-Trapani-Nuoro; poi rioccorrono le informazioni della polizia; poi il magistrato fisserà, se trova posto nel calendario, il giorno in cui prendere in esame il tutto e tra un anno forse ribeneficiare  del permesso premio e poter riscongelare quanto ho iniziato !<br />
così vanno le cose della giustizia in questo Paese&#8230;.certo, se fossi uno della casta dei potenti, piuttosto  che un Plebeo, basterebbe un po&#8217; di acne per allarmare la dea bendata e ottenere qualsiasi beneficio atto a portare le terga nella dorata dimora, fatta con il denaro rubato al popolo !<br />
Il garante dei diritti dei detenuti, Dott. Carlo Murgia, è del mio stesso indignato parere : altra giurisdizione non significa altro Stato, altra giustizia e d’altronde la legge parla chiaro:<<in caso di trasferimento del detenuto ad altro istituto, il trattamento in atto deve avere CONTINUITÀ’>>.<br />
bella continuità !! oggi è il 22 giugno e non ho ricevuto alcuna risposta alla mia domanda di permesso premio inoltrata al magistrato di sorveglianza di Nuoro.<br />
Una qualsiasi risposta mi è comunque dovuta !<br />
forse non possono dirmi che la pretesa nuova sintesi comportamentale è in realtà una illegale Cazzata, e prendono tempo in attesa che qualcosa accada per poter sollevare il magistrato di sorveglianza dalla responsabilità di dare continuità ad un programma premiale iniziato dal suoi colleghi Palermitani, che qualche procuratore, con noti cognati mafiosi, immuni dall’attenzione della dea bendata e scontento di tutto ciò che di/su costui scrivo i, non condividere !?!<br />
vuoi vedere che è lo stesso che vuole confiscarmi anche gli spermatozoi per non consentire ai miei eredi di continuare a dire la verità ai suoi eredi e al mondo, su quanto onesto ed integerrimo  fosse l’esimio rappresentante della cupola giustiziera !?!<br />
Una risposta mi si deve ! immagino che attenderò tutti questi lunghi mesi e quando avrò soddisfatto questa illegale burocrazia e saranno costretti a decidere, sarò trasferito ad altro carcere, e quindi il problema sarà risolto Pilatescamente&#8230;<br />
“Altra giurisdizione” , tutto azzerato, si ricomincia da capo ! Ah! Ah! Ah! quanto e come mi diverte questo programma Riedukattivo&#8230;.non posso certo dire che mi annoio !<br />
Ciò che mi chiedo con ansiosa curiosità è: dove mi deporteranno dopo Badù e Carros, la Guantanamo Italiana !??! quale e come sarà il prossimo programma Riedukattivo ? si rassegneranno e mi pregheranno in ginocchio affinché io mi suicidi per vomitare pietà o sperano strafottersene dei rischi e mi suicideranno loro, nonostante il mio preavvertimento al Mondo intero che se mi trovano suicida si tratterà di omicidio di Stato, in quanto io non affatto intenzione di smettere di urlare, per i prossimi 50 anni, la mia innocenza e l’assassina colpevolezza di questo stato Sbirresco a regime Mafionazimassoplutoteocratico !?!<br />
Quien Sabe !<br />
<strong>A proposito di salute</strong>, è di un paio di giorni fa, l’ufficiosa notizia da parte del dirigente sanitario di questo Lager, che nella cartella clinica, arrivata dopo solleciti, con scandaloso ritardo, non vi sono le analisi cliniche effettuate a Palermo dopo lo sciopero della fame/sete e prima di essere allontanato dalla Feudataria del Pagliarelli e Cancelli- come non ci sono ?!!? e dove sono finite !?!<br />
come mai non ci sono ??! si vuole forse occultare un ulteriore elemento di grave illegalità compiuto dalla allontanatrice dell’isola Pagliarelli ?<br />
cioè analisi  cliniche che attestavano il mio destabilizzato stato di salute non deportabile in quel momento ?!? l’ospedale che effettua le analisi per conto del Kattiverio Pagliarelliano dovrà per forza avere una copia e comunque tracce delle mie analisi.</p>
<p><strong>Vediamo un po&#8217; fin dove arriva la delinquente mano bonificatrice !</strong><br />
tra un po&#8217; inizieranno gli esami e oggi 17 giugno 2010 per rivendicare questo diritto mi sono fatto accompagnare dalla “educatrice” dott.ssa Arru per ribadire la mia volontà nel sostenere gli esami e per chiederle di attivarsi, come il suo dovere impone, per farmeli sostenere, chiedendo la mia traduzione, giunti dietro la porta del suo elegante ufficio, la guardia che mi accompagna è entrato e subito dopo usciva, dicendomi che la Dottoressa non ha tempo perché ha gli operai che stanno sistemando la scrivania, l’ufficio ecc&#8230;.<br />
gli esami possono attendere&#8230;.l’estetica e il confort dell’ufficio della signora educatrice no !<br />
Non so come finirà questa storia, so di certo che niente e nessuno potrà costringermi a rinnegare le mie idee, a rinunciare alla mia sconfinata libertà interiore, ai miei sogni, a calpestare il sacrificio dei miei cari, a dissacrare tutte le mie lotte, a suicidare il mio spirito, ad abbrutirmi trasformandomi in strumento criminale utile alla bicefala delinquenza che sta in Parlamento ! potranno continuare a trattarmi come un Kriminale assassino Pluriergastolano, potranno arrivare ad uccidere ciò che di me è fatto di materia, ma non avranno mai la mia anima !<br />
Le mie idee resteranno immortali più vive che mai ad impollinare il tempo e la storia ! i giustizieri potranno continuare in nome dell’insovrano popolo ad eliminare tutti coloro che sono scomodi, i disobbedienti e il dissenso, e sentirsi (im)potenti e trionfanti, ma rimarranno eternamente degli omuncoli perdenti !<br />
ciò che scrivo è destinato alla coscienza del popolo, a tutti voi che mi leggete, in onore di tutte le vittime di Stato e della giustizia vera, quella senza la quale i diritti della nostra persona e la nostra libertà subiscono condizioni repressive che non consentono l’esercizio della sovranità popolare, affinché tacendo e subendo non siate complici dell’ingiustizia di uno Stato criminale, perché è in nome vostro, nostro, del popolo sovrano che si commettono ingiustizie e crimini dentro e fuori le prigioni.<br />
Come è in nome vostro la mia infinita persecuzione e tortura e probabilmente prossima eliminazione fisica.</p>
<p>Il Prigioniero Di Stato<br />
<strong>Peppe Fontana</strong></p>
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