I carabinieri del Ros, il raggruppamento operativo speciale dell’Arma, hanno deciso di abbandonare le ricerche del super latitante di Cosa nostra Matteo Messina Denaro: nel giro di un mese, i 40 uomini della “Prima sezione”, quella che vent’anni fa era comandata dal capitano Ultimo, lasceranno Palermo per tornare a Roma. In attesa di spostarsi chissà dove, in giro per l’Italia.
È una decisione senza precedenti quella dei vertici del Ros, che arriva dopo settimane di polemiche durissime a Palermo: il procuratore aggiunto Teresa Principato, che coordina le ricerche di Messina Denaro, ha denunciato che le indagini del Ros sul super latitante trapanese sarebbero state “stoppate” da un blitz della polizia, coordinato da altri pm della Procura e avallato dal capo dell’ufficio, Francesco Messineo. Al centro dello scontro c’è Leo Sutera, storico esponente delle cosche agrigentine: da due anni era intercettato dai carabinieri, e di recente era stato oggetto di approfondimenti anche da parte dei servizi segreti.
Ecco la notizia shock pubblicata su Repubblica in un articolo di Romina Marceca e Salvo Palazzolo
Qualche mese fa, gli 007 dell’Aisi avevano addirittura trovato le tracce di un pizzino scritto da Messina Denaro a Sutera. Più di recente, il Ros aveva intercettato Sutera a colloquio con un suo uomo, che raccontava di un incontro col super latitante. Erano seguiti lunghissimi pedinamenti in campagna: per spiare i summit fra Leo Sutera e alcuni boss trapanesi e palermitani era stato messo in campo persino un aereo spia, il “Predator”, fiore all’occhiello dell’Aeronautica militare.
Ecco perché Teresa Principato e i suoi sostituti, Marzia Sabella e Paolo Guido, avevano chiesto con insistenza a Messineo di rinviare il blitz della polizia, che avrebbe decapitato la cosca di Sutera. Ma l’operazione, con 49 arresti, è scattata comunque, il 26 giugno.
Finito Sutera in cella, la Principato ha scritto una email di fuoco ai colleghi. E la risposta di Messineo è stata altrettanto pesante: secondo il procuratore, la pista del Ros sarebbe stata troppo generica. Così, fra riunioni infuocate e carteggi protocollati, le polemiche in Procura sul caso Messina Denaro non si sono ancora placate. In questo clima di veleni, il Ros ha deciso di tirarsi fuori e ha comunicato ufficialmente la scelta di richiamare i suoi cacciatori di latitanti, per cui era previsto un budget di spesa di quasi un milione di euro all’anno. Senza più l’indagine su Leo Sutera, i vertici del raggruppamento ritengono eccessivo quell’investimento.
Così, nei giorni scorsi, il nuovo comandante del Ros, il generale Mario Parente, è arrivato a Palermo per un colloquio ufficiale di due ore con il procuratore Messineo. E la decisione è stata ufficializzata.
Per la prima sezione del primo reparto del Ros si chiude una lunga stagione di indagini e arresti, ma anche di pesanti polemiche con la Procura di Palermo, a partire dalla ritardata perquisizione nel covo di Riina, del ’93, all’atto d’accusa nei confronti di uno dei simboli del raggruppamento, il generale Mario Mori, attualmente sotto processo per i misteri della trattativa mafia-Stato.
Ma in questi anni del Ros a Palermo non ci sono state solo le storie eclatanti e i processi eccellenti. Nella grande sala operativa è rimasta una piccola foto, raffigura un ragazzone sorridente. È il maresciallo Filippo Salvi, arrivava da Bergamo: un pomeriggio di luglio di cinque anni fa morì precipitando da un costone roccioso di Bagheria, mentre stava installando una telecamera. Anche quella volta, i carabinieri del Ros speravano di intercettare Matteo Messina Denaro.
Fonte. Romina Marceca e Salvo Palazzolo per Repubblica
AUTORE. Redazione
E’bastato ascoltare le conversazioni telefoniche di alte cariche dello stato, per cominciare a demolire il pool antimafia.